Salute

Vitamina D e prevenzione del Covid-19, qual è la connessione: risponde l’esperto

“L’integrazione di questa vitamina, in presenza dell'infezione da SARS-CoV-2, è dovuta alla sua azione di modulazione del processo infiammatorio e di regolazione del sistema immunitario". L’intervista al dott. Giuseppe Russo, medico di base presso l’ASL Napoli 1

Dott. Vincenzo Russo

La vitamina D è un ormone importantissimo per l'intero organismo. Aiuta a proteggere le ossa e a rinforzare il sistema immunitario, riduce il rischio di cancro, protegge dal diabete, dalle malattie cardiovascolari e autoimmuni. Numerosi studi hanno, inoltre, dimostrato che, insieme agli ormoni sessuali, la vitamina D è in grado di modulare i processi riproduttivi sia nelle donne che negli uomini. Ma da dove proviene la vitamina D contenuta nel nostro organismo? L’80-90% viene prodotta dalla cute per effetto dei raggi UVB, mentre una quantità minore deriva dall’alimentazione o dalla supplementazione. Negli ultimi mesi si sono diffuse voci riguardo la sua efficacia nel contrasto dell’infezione da SARS-CoV-2. Tutto è nato da uno studio, condotto da due docenti dell’Università di Torino, che ha rilevato un’ipovitaminosi D (carenza dell’ormone) nella gran parte dei pazienti Covid ricoverati in condizioni severe. In realtà il documento pubblicato richiama semplicemente l’attenzione sulla necessità di assicurare a tutti i soggetti, soprattutto anziani, i normali livelli di questa vitamina. La carenza di vitamina D è associata, infatti, a un aumento delle infezioni in generale, anche virali: poichè questo ormone rinforza, come anche altre sostanze (ad esempio la lattoferrina),  il sistema immunitario, è necessario che nessun organismo ne sia carente, soprattutto in questo periodo. Abbiamo approfondito il tema in un’intervista al dott. Giuseppe Russo, medico di base presso l’ASL Napoli 1, che ha in cura numerosi pazienti Covid. 

- Perché la vitamina D viene definita “vitamina” se è un ormone?

“Quella che comunemente chiamiamo "vitamina D", in realtà appartiene ben poco al gruppo delle vitamine, bensì, per struttura chimica (steroidea) e per funzione, è un pro-ormone. I pro-ormoni non sono altro che dei precursori della sintesi degli ormoni”.

- Dove viene prodotta e a cosa fa bene?

“1/3 del nostro fabbisogno giornaliero di vitamina D proviene dagli alimenti (pesce azzurro, tuorlo d’uovo, latte e formaggio), la restante parte si forma nella pelle attraverso l’esposizione ai raggi solari, e viene immagazzinata nel fegato e nel tessuto adiposo. Gli effetti sono molteplici e svariati. Quelli più noti riguardano la crescita ossea, l’allattamento e la gravidanza. Tuttavia molti studi hanno evidenziato che una sua carenza è spesso associata a diversi tipi di malattie, quali diabete, infarto, morbo di Alzheimer, allergie, sclerosi multipla, obesità e riduzione del tono dell’umore”.

- Si sta parlando di una possibile correlazione tra vitamina D e Covid-19. E’ vero che la carenza di vitamina D (ipovitaminosi D) può rendere maggiormente esposti al virus? Mentre una sua supplementazione può essere una valida strategia di prevenzione?

“L’integrazione della vitamina D, anche in dosi generose, nel contagio da COVID 19, è giustificata dalla sua azione di modulazione del processo infiammatorio e di regolazione del sistema immunitario. Un suo uso preventivo, però, per essere efficace, non può prescindere da un corretto e puntuale dosaggio della sua concentrazione nel sangue”.

- In che modo la possiamo assumere? La fonte principale rimane il sole, ma data l’attuale condizione di isolamento, possiamo integrarla con integratori o attraverso l’alimentazione?

“In molti Paesi europei in cui le ore di luce sono ridotte, la vitamina D viene normalmente utilizzata in profilassi a partire dalla prima infanzia, ma anche in condizioni di isolamento è necessaria una sua integrazione. Quindi, un suo corretto utilizzo deve tener conto anche delle stagioni”.

- Un eccesso di vitamina D può essere rischioso se si esagera con integratori o cibi addizionati?

“Come per ogni sostanza, un suo eccessivo dosaggio comporta dei rischi per la salute. I principali segni di un sovradosaggio, sono, nei casi lievi, rappresentati da vomito e diarrea, mentre in quelli più gravi, da spasmi muscolari e calcolosi renale”. 

- Quale esame consente di rilevare i valori di vitamina D?

E’ sufficiente un semplice prelievo ematico: il parametro che si rileva è quello relativo alla concentrazione di calcidiolo, uno dei componenti della vitamina D. Ma per avere un’idea di come il metabolismo funzioni e quale possa essere una causa del deficit di vitamina D è necessario dosare anche il paratormone, la calcitonina ed il calcio sierico”.

- Quali sono i valori normali in un soggetto sano?

“I normali valori in un soggetto sano variano in media tra 20/40 ng/ml. Una carenza si manifesta con valori inferiori a 10 ng/ml, una insufficienza dai 10 ai 30 ng/ml, una sufficienza da 30 a 100 ng/ml, e una tossicità oltre i 100 ng/ml”.

- A partire da quale età bisognerebbe integrate la vitamina D?

“Se vi è carenza, può essere integrata a qualsiasi età. Le dosi giornaliere dai 18 anni in su vanno da una media di 400 UI/die fino a un massimo di 1000 UI/die”.

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